GALLERIA FOTO di DI SEBASTIANO PIETRINO
Nato in Aprile del '56 a Civitella Messer Raimondo (Chieti) dove tutt'ora risiede, inizia ad interessarsi di fotografia, come autodidatta, fin dai primi degli anni 80 privilegiando il bianco e nero che cura personalmente in fase di sviluppo e stampa. Nel 1991 si iscrive alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e fonda, con un gruppo di amici, il "Circolo Fotografico Controluce" per conto del quale gestisce, a Torricella Peligna, lo spazio espositivo "Fotobar Il Grottino" espressamente riservato alle mostre di autori aderenti alla Federazione. Oltre ad aver partecipato con lusinghieri risultati a vari concorsi fotografici, alcune sue opere sono state pubblicate sulle più quotate riviste specializzate del settore. Nel 1995 a Fiuggi, è insignito dalla FIAF, al 47° Congresso Nazionale, del titolo onorifico di AFI, (Artista Fotografo Italiano). Ha esposto, su invito, in numerosi spazi dedicati alla fotografia |
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Been Born in April of the '56 to Civitella Messer Raimondo (Chieti) where everything now resides, it begins to take an interest himself themselves of photo as autodidactic, since the first ones of the years 80 privileging the white and black that he/she personally takes care of in phase of development and press. In 1991 it enrolls him in the FIAF (Federation Italian Photographic Associations) and deep, with a group of friends, the "Photographic Circle Controluce" on behalf of which manages, to Torricella Peligna, the space espositivo "Fotobar The Grottino" expressly reserved to authors' shows adherent to the Federation. Further to have participated with flattering results in various photographic contests, some works of his you are been published more on the you rate specialized magazines of the sector. In 1995 to Fiuggi, he is honored by the FIAF, to the 47° National Congress, of the honorary title of AFI, (Artist Italian Photographer). you has exposed, on invitation, in numerous spaces devoted to the photo |
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http://www.cfcontroluce.it/pietrinodisebastiano/
Galleria 1
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Fara S.Martino
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Paris
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Farchie
Le farchie di Fara Filiorum Petri 1993 Nel primo pomeriggio del 16 gennaio, i faresi ripetono il centenario rito del trasporto delle farchie: accompagnarle dalla propria contrada al piazzale antistante la chiesetta di S. Antonio Abate (dinanzi il cimitero), innalzarle ed incendiarle. Il trasporto avviene per mezzo di trattori meticolosamente adornati per l’occasione con stendardi colorati e l’immancabile quadretto raffigurante il Santo Patrono, oppure, nelle contrade più numerose, la farchia è trasportata “a spalla” dagli stessi contradaioli. La parola Farchia. Etimologicamente il termine "farchia" potrebbe derivare da "Fòrchia" che nel dialetto di Palena significa "caprile" - dal latino "furcula" da cui "farchja", in relazione alle canne intrecciate che delimitano il caprile nella stalla; oppure da "Farhjie" - canna palustre con cui si impagliavano le sedie o si bruciavano le setole del maiale. In abruzzese comunque "farchie" indica anche una fiaccola di canne oppure legna intrecciata a mò di falò che si brucia la notte di Natale o nella festa patronale. Per conseguenza la parola indica anche l'asta di legno che sostiene il falò bruciato davanti alle chiese la notte di Natale. Verosimilmente la parola "Farchia" data l'origine longobarda del paese, si può ricollocare al vocabolo "Fahren" che significa "portare". Gennaro Finamore disse che la parola "farchia" è una fiaccola di canne cioè falcola, la quale è un termine antico del XII secolo e sta per candela oppure fiaccola. Altra considerazione è che dalla radice indoeuropea "fac" siano nati poi in latino "fax" , "facis", "Facula" e in tedesco "fackel".(DAM di Ernesto Giammarco). La leggenda. E’ tradizione che la festa delle farchie sia stata originata da un miracolo per intercessione di S.Antonio al tempo dell’invasione francese del 1799. All’epoca Fara era protetta da un fitto querceto (la selva) che si estendeva fino a coprire interamente la contrada Colli. Venendo da Bucchianico verso Guardiagrele i Francesi, comandati dal generale Coutard, volevano occupare Fara ma, l’apparizione di S.Antonio nelle vesti di un generale li fermò. Il Santo trasformò gli alberi della selva in un esercito di soldati di fuoco che fermarono l’avanzata degli invasori. |
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