GALLERIA ARTE di ALBANO VITTURI

CENNI BIOGRAFICI - BIOGRAPHICAL SIGNALS

Albano Vitturi, figlio di Vittorio Vitturi, poeta vernacolare, nasce a Verona il 19 dicembre 1888. Primogenito di cinque fratelli avra' nel fratello Ettore, dedito anch'esso alla pittura, un compagno per alcune esposizioni in mostre anche nazionali.
Il ginnasio e gli studi liceali vengono compiuti presso il Liceo Ginnasio "Scipione Maffei" di Verona ove conseguira' il diploma di maturita' classica nel 1908. Durante il ginnasio frequenta parallelamente la scuola domenicale di Arte Applicata all'Industria, nei corsi di disegno ornato e disegno industriale.
Sono di questi anni (1903-1906) i primi disegni e piccole tempere documentate ove traspare un'impostazione tardo-ottocentesca espressione degli studi a lui contemporanei. In quegli anni realizza altresì lavori di densa materia cromatica che lo contraddistingueranno immediatamente e lo renderanno indipendente rispetto al clima culturale pittorico veronese. Nonostante tale distacco, entrerà a far parte di un gruppo di amici, al quale rimarra' sempre legato, formato dai pittori Angelo Zamboni, Orazio Pigato e Guido Farina che verrà in seguito definito dalla critica e dalla stampa il "Gruppo Veronese".
Nel 1908 presso l'Università di Padova, si iscrive alla Facolta' di Legge. Tra i fogli e foglietti da lio "schizzati" troviamo accenni cromatici, annotazioni critiche, flash pittorici, qualche polemica e schizzi fatti a matita o penna, lasciandoci un vero e proprio diario. Diversi sono gli album con disegni fatti con acquarelli o inchiostro, talvolta numerati dall'artista con numeri romani, ma il cui ordine logico risulta ancora poco chiaro a noi oggi.
Nel 1909 Vitturi visita la Biennale di Venezia e, per la prima volta, incontra dal vivo i maestri vecchi e nuovi della pittura. Nel corso della sua visita Vitturi annoterà le sue impressioni su due minuscoli quadernini (giunti a noi). In essi troviamo una serie di schizzi veloci quasi esclusivamente rappresentanti figure umane od animali che verranno datati dall'artista.
Il tema del cubismo Vitturi lo medita e rimedita anche negli anni Venti, dal quale trarra' spunti essenziali che influenzeranno sensibilmente la sua pittura di quegli anni.
Sono gli anni della guerra in Albania dove Vitturi combatte come ufficiale, nel corso della quale soffrirà a lungo per una mai definita malattia che lo colse al fronte. Ma sono anche anni cruciali e significativi per la vita del artista veneto sia come uomo, ma anche e soprattutto come pittore. Oltre alle sue raccolte di impressioni, idee critiche, riflessioni, disegni o semplici schizzi sui suoi inseparabili libriccini o foglietti di carta realizza i suoi primi olii.
Tra il 1916 e 1918 si devono datare 56 cartoline postali, indirizzate ai famigliari, che riportano su un verso schizzi e disegni eseguiti con tecniche varie, spedite dal fronte albanese o dalle località in cui si trovava prima del rientro definitivo.
Passato un breve periodo divisionista testimoniato da alcune tempere, Vitturi coltiva una simpatia di fondo per i futuristi, come si evince in una lettera al padre, poi pubblicata sul Corriere del Mattino del 9 maggio 1918.
Il 22 settembre del 1919 Vitturi viene congedato e ritorna alla vita civile, dopo aver ritardato il rientro soggiornando in alcune città dell'Italia meridionale: Napoli sicuramente ma forse anche Taranto. L'amicizia con Zamboni, Pigato e Farina facilita il suo reinserimento nella cultura veronese ufficiale e con essi, nel settembre del 1920, partecipa all' "Esposizione nazionale d'Arte di Vicenza" dove il "Gruppo Veronese" riscontra i favori della critica.
Gli studi e i viaggi di questi primissimi anni dopo la guerra, servono a Vitturi per dare più consistenza alle mediazioni sullo spazio, sulle forme e sui colori come le aveva fermate nel Diario di Guerra. Nel settembre 1921 partecipa a Verona, con sei opere, alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di Verona, XXXVII edizione insieme ad artisti quali G. Rossi, O. Pigato, A. Stringa, P. Semeghini, E. Notte.
Nel 1922 Vitturi partecipa con alcune opere, già esposte nella Biennale Nazionale d'Arte di Verona del 1921, all'Esposizione Nazionale d'Arte di Padova e poi alla "Mostra d'Arte Italiana", itinerante nell'America del Sud. Partecipa inoltre nel 1923 alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di Verona, XXXVIII edizione.
Nel 1924 Vitturi partecipa alla XIV Biennale di Venezia con l'opera Madre e figlia. Quest'olio riflette appieno la ricerca del periodo incentrata in soluzioni plastico-classiche. Tale quadro viene tra l'altro pubblicato anche nel volume di Ugo Nebbia: La XIV Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia (edito nello stesso anno) ove l'autore cita Vitturi, insieme a Pier Angelo Stefani, Adolfo Levier, Angelo Zamboni, ecc. come i "giovani, i quali tutti a qualcosa tendono con fede[...]".
Partecipa nel 1925 alla Biennale Nazionale d'Arte della Società Belle Arti di Verona, XXXIX edizione, con 6 opere.
Nel 1926 viene nominato socio attivo dell'Accademia Cignaroli. Lo stesso anno partecipa alla XV Biennale di Venezia con due olii: Donne e violini e Abitanti del porto che saranno quadri "fortunati" per il riscontro avuto da pubblico e critica e che verranno esposti più volte. A conferma di questo, "La revue Moderne illustrée des Arts et de la Vie", a firma di Clément Morro, nel numero di agosto, parlerà a lungo della Biennale veneziana con un'ampia citazione su Albano Vitturi. Il 25 novembre a Parigi, la rivista "Revue de Vrai et du Baeu" a firma di Tancrede Viale, dedicherà una pagina a Vitturi (condivisa con Dante Broglio) con la riproduzione dei due quadri esposti nella Biennale.
Sempre nel corso dello stesso anno partecipa alla "IV Esposizione d'Arte delle Tre Venezie" - Salone della Ragione a Padova con tre lavori: Il ponte alla stazione-Venezia; Il ponte del Loyd-Venezia e Natura morta. Esponevano con lui i pittori veronesi Nurdio e Guido Trentini, A.Zamboni, A.Stringa, A.Nardi, G.Zancolli, O.Pigato.
Sono gli anni in cui l'intensa produzione di opere di Vitturi coincide anche con un'acquisita ed affermata maturità artistica. Le basi dei lavori di questo periodo le possiamo cogliere dalle sue solite annotazioni frammentarie su foglietti volanti, raccolte e riportate sul già sopra citato Regesto Biografico realizzato dal Prof. Francesco Butturini. Nel 1927 partecipa con 6 opere alla "XL Esposizione d'Arte" della Società Belle Arti di Verona; con gli amici del "Gruppo Veronese" presenta quattro olii alla "V Esposizione d'Arte delle Venezie".
Nel 1930, ritorna alla XVII Biennale di Venezia, dopo aver saltato l'edizione del 1928, con due opere: Nell'estuario e Lavori d'Adige. Quest'ultimo verrà pubblicato, come successe già nel 1924 con il quadro Madre e figlia, sul catalogo dell'esposizione internazionale veneziana ("Esposizione Internazionale d'Arte Venezia" - Milano 1930"), curato da Ugo Nebbia. In questi due quadri, ma anche in molti di quelli prodotti in questo periodo, si percepisce l'influsso del "luminismo" veneziano, pur sempre condiviso con le soluzioni plastico-classiche che sono predominanti nella pittura dell'artista veronese. Nel 1932, invitato alla XVIII Biennale di Venezia, Vitturi presenta due opere: San Zeno in Monte e La tacchina. Anche per questa manifestazione Vitturi non passerà inosservato alla stampa.
L'arte sacra è senza dubbio un tema molto ricorrente nella produzione di Vitturi, soprattutto dagli anni Trenta, anni questi di grande e felice creatività artistica. La "sacralità" del pittore veneto si discosta sensibilmente però da quella classica, lasciando percepire a chi osserva i suoi quadri un certo distacco dal credo religioso volendo piuttosto evidenziare la propria laicità.
Anche alla XIX Biennale di Venezia del 1934 Vitturi, invitato dagli organizzatori, è presente con tre opere: Le sette opere di misericordia, Bosco e Gli eremiti di Faida. Anche per questa edizione, "La revue Moderne illustréè des Arts et de la Vie" (Parigi, 15 dicembre 1934) non risparmierà parole entusiastiche su Albano Vitturi.
Nel 1936, su invito, partecipa alla XX Biennale di Venezia con tre opere dal contenuto sacro: San Sebastiano (1935), Il ricco Epulone (1935) e L'Arca di Noè (1933-1936). Di questa ultima opera diversi sono gli studi preparatori sia della struttura prospettica del quadro, sia degli animali, dei quali Vitturi ci lascia diversi blocchetti di appunti con bozzetti a testimoniare il grande studio e l'attenzione con cui l'artista veneto prepara ogni sua opera.
Dal 5 giugno al 26 ottobre 1940 Vitturi viene richiamato alle armi con il grado di capitano e inviato presso il tribunale militare di guerra di Monza. Sono di questo periodo una serie di tempere su carta dove centrale e' il tema dei luoghi del suo lavoro: le guardie carcerarie, le celle, ambienti scuri e fumosi come i corridoi e le stanze del tribunale, ove si percepisce nei tratti e nei colori, una sorta di resa ad un destino duro e crudele, immodificabile nelle sue sentenze, al quale un'umanità stanca e vinta deve rendere le armi. Durante la guerra Vitturi avrà l'incarico di Responsabile dei musei civici veronesi nel corso del quale si prodigherà nella salvaguardia delle opere d'arte.
Sono questi gli anni (tra il 1943 e il 1944) in cui vengono prodotte opere in cui si respira l'incubo dei bombardamenti e della guerra: Piazza Dante e Piazza Erbe, quadri nei quali diviene facile accostare le piazze di De Chirico ove trovano comune denominatore il rigore dell'impianto architettonico.Partecipa nel 1948 con un solo quadro alla XXIV Biennale di Venezia, intitolato Il bosco, dei tre che Vitturi presenta alla commissione giudicante.
Sono anni questi in cui Vitturi comincia a ritirarsi in sè stesso, forse perchè deluso e rattristato per qualcosa che si aspettava e che, puntualmente, non gli è occorso. La sue opere, fatte di tanto studio e ricerca, avevano comunque uno scarso impatto nella società a lui contemporanea, che idolatrava e premiava ben altro. Ma a penalizzarlo ancor di più sono gli insuccessi, specialmente quando nel 1950, due opere (Bosco del 1949 e Parco del 1947) non vengono accettate alla XXV Biennale di Venezia. Da qui comincia un lento e progressivo emarginarsi del pittore dalla vita culturale e soprattutto dalla vita artistica veronese e nazionale.
L'ultima Biennale Nazionale d'Arte a cui presenzia Vitturi è quella del 1961 che segna il definitivo addio alle esposizioni delle sue opere. Tre sono gli oli esposti: La fabbrica, Pioggia sul giardino, Putto orante.
La sua pittura, in questi ultimi anni, subisce inosorabilmente una evoluzione che lo porta a tratti sempre più forti, violenti, quasi naif nei contrasti cromatici, con un simbolismo appena accennato ma volutamente ingenuo, elementare, semplicistico. Egli è ormai, e definitivamente, fuori del commercio artistico e/o delle gallerie, del quale però Vitturi scarsamente nel corso della sua carriera se ne è interessato, visto che le sue opere esposte sono da sempre state volutamente con prezzi talmente elevati che hanno gioco forza allontanato mercanti o galleristi.
Gli amici più cari sono morti, ultimo Orazio Pigato nel 1966 e del suo mondo rimane poco o nulla. L'11 agosto del 1968 Albano Vitturi si spegne all'ospedale di San Bonifacio, dopo breve malattia che lo aveva colpito a Colognola ai Colli dove, da sempre, trascorreva periodi di riposo nella quiete della campagna collinare.
 
INDIETRO