RACCOLTA POESIE E PROSA

di

FRANCO PASTORE

PAGINA 4

AMORE E PSICHE

da METAMORPHOSEON LIBRI XI di LUCIO APULEIO(1)
Riduzione in versi di Franco Pastore(2)

IL TRIONFO DELL’AMORE
L’amore
è il più bel fiore
della giovinezza
e lo coglie ancor di più
chi di vaghezza è adorno
e di bellezza.
Psiche era infin talmente bella
che Venere ne avea gran gelosia
e pregò Amore‚ il primo tra gli dei‚
di maltrattarla‚ compiendo la magia:
legarla ad uomo indegno di sua beltade
e della sua grande nobiltà.
Ma Eros‚ dio d’amore e di saggezza‚
solo a guardarla se ne innamorò
ed in palazzo‚ per lui‚ la riservò.
Di servi invisibili era regina‚
mentre‚ di notte‚
Amore la prendeva‚
baciandola col corpo che splendeva.
E lei‚ rispondendo a quell’ amplesso‚
donava‚ con il cuore‚
tutta se stessa:

schiudeva i suoi scrigni
al dio supremo
gridava al mondo il suo piacere estremo.
La luna arrossiva su nel cielo
e Notte rinfrescava con un velo
le carni di fuoco della fanciulla‚
che Eros stringeva nella culla
delle sua braccia divine‚
che d’ambrosia odoravano
e di forza‚
con una gran passione‚
Che mai si smorza.

Le sorelle‚
invidiose di cotanto amante‚
spingono la fanciulla a verificare
se trattasi di Eros o di serpente‚
che ne carpisce amor continuamente.
Psiche‚ allor‚Guardando
rompe il patto
di non scrutare il dio dell’amore‚
che fugge lontano da quel fiore‚
lasciando nel giaciglio solo dolore.
La dolce fanciulla lo inseguì:
la freccia del nume l’avea punta.
Pur di riconquistare il ben perduto‚
affrontò l’ira di Venere‚ pallida e smunta.
Concluse le tre prove
ma‚ alla terza‚ curiosità la vinse
e da sonno mortale fu avvolta‚
come morte nell’Ade
l’avesse colta.


(EPILOGO)
E corse Amore
a salvar l’amante‚
rendendole la vita
e poi l’amore.
La rese dea immortal
e sull’olimpo
l’accolsero felici gli altri dei‚
regalandole un letto d’ambrosia‚
ove ancor giace‚ con Eros‚
per l’eternità.

Se ascolti‚ d’estate‚
tra le stelle
puoi udire una musica
Divina:
le note gravi sono
dell’Amore;
i gemiti di Psiche
sono violini.

(1)[…Erant in quadam civitate rex et regina. Hi tres numero filias forma conspicuas habuere, sed maiores quidam
natu, quamvis gratissima specie, idonee…]
(2) (Dall’opera di F.Pastore “L’amore nel mito”)

DEDICATA A MIA NADEA
T’HO LASCIATA SOLA

T’ho lasciata sola
nel sudario.
Stanotte, al buio,
non aver paura!
Io ne avrò domani,
quando correrò da te
e tu non ci sarai,
quando vorrò sentire
la tua voce
e la mia disperazione
si perderà nel pianto.
Ritorneranno vuote
le mie braccia al petto
squassato dal dolore,
alla ricerca
di un poco di calore,
nella fredda stagione
della mia vita.
Madre mia
Ogni tuo figlio
è un pezzo del tuo cuore,
che ti ringrazia
per il grande amore
che gli hai donato.
Sei qui con noi
e lo sarai sempre,
finché
non ti raggiungeremo
tra le stelle.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

APOLLO E DAFNE
(Dalle “Metamorfosi di Ovidio – Libro I)

PERSONAGGI:

Apollo (dio della luce e del canto)
Dafne (ninfa dei boschi)
Gea ( madre di Dafne )

Trama

Dafne, figlia di Gea e del fiume Peneo, era una bellissima ninfa‚ che viveva la sua spensierata giovinezza deliziandosi della quiete dei boschi e del piacere della caccia‚ quando la sua vita fu stravolta dal capriccio di Apollo‚ dio della luce ed Eros‚ dio dell’amore.
La leggenda Racconta che Apollo, fiero di avere ucciso il serpente Pitone, avendo incontrato Eros‚intendo a forgiare un nuovo arco, si burlò di lui e del fatto che non avesse mai compiuto azioni degne di gloria. Eros, ferito profondamente dalle parole di Apollo, volò sul monte Parnaso e meditò la sua vendetta: approntò due frecce, una acuminata e dorata, per far nascere la passione, che scagliò nel cuore di Apollo ed un’altra, spuntata e di piombo, per respingere l'amore, che lanciò nel cuore di Dafne.
Da quel giorno Apollo vagò disperatamente per i boschi alla ricerca della bella ninfa e riuscì a trovarla. Ma Dafne‚ alla sua vista, scappò impaurita‚ né valsero a nulla le suppliche del dio‚ che le giurava il suo amore e vantava le sue origini divine per impressionarla. Dafne, terrorizzata, scappò tra i boschi. Quando La ninfa si rese conto che la sua corsa era vana ed Apollo stava per raggiungerla, invocò Gea sua madre, pregandola di mutare il suo aspetto poiché le stava procurando tanto dolore ed altrettanta paura.
Gea, ascoltò la sua preghiera e‚ rallentando la corsa della figlia‚ iniziò a trasfor-mare il suo corpo: i suoi capelli mutarono in fronde leggere‚ le sue braccia in flessibili rami‚ che si levarono alte verso il cielo. Il suo corpo aggraziato si ricoprì di corteccia ed i suoi delicati piedi si tramutarono in robuste radici‚ mentre il suo volto, in lacrime, svaniva nella chioma dell’albero. Dafne si era trasformata in un bellissimo albero che prese il nome di lauro. Infatti‚ dafne‚ in greco‚ significa lauro.
Apollo‚che aveva assistito alla trasformazione‚ disperato abbracciava il tronco sperando che Dafne ritornasse in sembianze umane. Alla fine il dio, considerando inutile ogni tentativo, proclamò che la pianta dell' alloro sarebbe stata‚ da allora‚ sacra al suo culto e segno di gloria da porsi sul capo dei grandi e dei vincitori.
Ancor oggi, si è solito proclamare‚ con una corona d’alloro posta sul capo‚ i migliori fra gli uomini‚ in memoria della bella ninfa Dafne.

(Ovidio- Metamorfosi- Libro I Versi 452-567)


(PROLOGO)

Giammai compiesti
o nume
grandi eroismi!
Sarai pure il dio dell’amore‚
ma in che cosa
mostrasti il tuo valore?
Sbiancossi il dio
E stava per partire‚
ma Apollo continuò
ad infierire.
alimentando
le perigliose ire.
Quando Eros fu giunto
sul Parnaso‚
decise la vendetta più spietata:
Punse con dardo d’oro
il febo Apollo‚(1)
ma Dafne
con freccia già spuntata.

(Il dramma)

Esplose amore
per la bella ninfa‚(2)
cercandola tra i boschi
e le colline.
Sembrava arbusto
cui mancasse linfa
ed impazziva d’amor
per la sua Ninfa.
Vagheggiava le forme
E il portamento‚
l’odore del suo corpo‚
le gambe snelle
gli occhi di cerbiatta
le forme belle.
Che musica sublime
le sue fattezze‚
composte ad arte
per l’amor di un dio
potente e venerato
in ogni dove
fratello di Diana‚
figlio di Giove.

Quando la scorse
le dichiarò
il suo amore‚
le disse d’esser
figlio di Latona‚
che viveva d’ambrosia
sull’Olimpo
e che era l’oggetto
del suo amore.
Ma la fanciulla
che non poteva amare
tremando come foglia
si scansò
e nel fitto del bosco
riparò
Apollo disperato
l’inseguiva
e Dafne atterrita
che fuggiva.
Dafne implorò:
-Salvami‚ madre!
Se mi raggiunge‚
il dio mi fa sua‚
ed io non voglio
subire una violenza‚
a questo‚ il dio Amor
non mi dispose‚
preferisco la morte
ch’essere sposa
contro il mio volere
e mia natura ! -
(Epilogo)
E Gea‚ materna‚ (3)
alleggerì il suo corso‚
trasmutandone il corpo
a fronda a fronda.
Infin che scorza
rivestìnne il tronco‚
e il viso diventò
largo fogliame.
Le braccia‚
irte al ciel‚ furono rami
e i piedi in radici
trasmutò.
Apollo corse
per fermar l’amore
si strinse al tronco
piangendo con dolore‚
l’alloro era ormai
senza più voce
Dafne avea trovato
La sua pace.
Il dio
d’allora consacrò
la fronda
al culto suo
ed a segno di grandezza:
si celebri l’onore
e poi la gloria
con le corone d’alloro
si faccia storia.


NOTE:

(1) APOLLO: figlio di Giove e di Latona, fratello di Diana.
(2) DAFNE: figlia di Gea‚ dea della terra‚ e del fiume Peneo
(3) GEA: divinità nata dal Caos primordiale da cui si sono nati gli dei e la stirpe degli uomini. Dopo di lei
apparvero Urano, il cielo, che divenne suo sposo e dalla cui unione nacquero molti figli tra i quali:
Cronos, padre di Zeus. Veniva venerata oltre che come dea dei morti e dell’oltretomba‚ anche come
protettrice dei bambini.

(1) Persefone: figlia di Zeus e di Demetra,dea del grano ancora erba, detta anche Proserpina.
(2) Lucio Apuleio: Nato a Madaura, in Numidia (l'attuale Algeria) intorno al 125 d. C. ‚la sua estrazione agiata gli permise di compiere gli studi a Cartagine, fulcro della vita culturale della provincia, e di poi ad Atene, dove poté soddisfare la sua “curiositas” per la filosofia. Fu‚ per qualche tempo‚ a Roma e viaggiò più volte in Oriente, tenendo conferenze in varie località. Di nuovo in Africa, nel corso di un viaggio ad Alessandria, intorno al 155-156, incontra un compagno degli studi ateniesi Ponziano. Questo evento influenzò l’attività letteraria e cambiò la sua vita‚ perché sposa la ricca vedova Pudentilla‚ madre dell'amico. Nel 158, a causa di questo matrimonio, Apuleio‚ accusato di magia‚ dovette sostenere un processo‚ intentatogli dai parenti della moglie. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse a Cartagine, al centro della vita pubblica.
(3) LE METAMORFOSI - La fortuna di Apuleio e la sua grande influenza sulla letteratura europea sono legate al romanzo “ Metamorfoseon libri XI", denominato "Asinus aureus" da Sant'Agostino nel "De civitate Dei"‚ la
cui diffusione si deve al ritrovamento del codice che ne contiene il testo da parte di Boccaccio, il quale ne fece pure una trascrizione. Con l'invenzione della stampa, se ne diffusero varie edizioni in Italia e a Parigi. Fu tradotto in italiano dal Boiardo e dal Firenzuola e contribuì, in Spagna‚ alla nascita della letteratura picaresca mentre ne ritroviamo temi e spunti nella novellistica europea .

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